Amministratore senza compenso (e senza paura)

Amministratore senza compenso

Quello degli amministratori senza compenso è un fenomeno molto diffuso, specialmente nelle prime fasi della vita di una società: le spese iniziali sono molte, le entrate scarse o a singhiozzo e il break-even una specie di Terra Promessa. 

In uno scenario del genere è facile che l’amministratore – che di solito è legato alla stessa da un rapporto societario, appunto – decida di svolgere l’incarico a titolo gratuito, salva la possibilità di ricevere un rimborso delle spese se riconosciuta da una delibera dell’assemblea.

Ma può farlo? La risposta è sì.

Questo perché il diritto al compenso dell’amministratore rientra tra i cosiddetti diritti disponibili.

Compenso dell’amministratore: un diritto disponibile

Un diritto disponibile può essere ceduto dal titolare – che può anche decidere di rinunciarvi del tutto. Il diritto di proprietà, quello di credito e i diritti patrimoniali in genere sono diritti disponibili.

Il diritto al compenso è senza dubbio un diritto disponibile e l’amministratore di società potrà, quindi, decidere di rinunciarvi liberamente e svolgere le proprie funzioni a titolo gratuito (ma questa decisione deve risultare da una delibera dell’assemblea o del CDA, in cui figura l’accettazione da parte dell’amministratore stesso).

L’amministratore infatti svolge per la società un’attività professionale, con funzioni molto simili a quelle del mandato, per le quali, secondo l’art. 1709 del Codice Civile, è previsto un compenso

Il mandato si presume oneroso. La misura del compenso, se non è stabilita dalle parti, è determinata in base alle tariffe professionali o agli usi; in mancanza è determinata dal giudice.

Per questo motivo, per lungo tempo l’Agenzia delle Entrate ha applicato una presunzione di onerosità al lavoro dell’amministratore senza compenso, dando per scontato che percepisse un compenso e assoggettandolo quindi a tassazione.

Spettava allora all’amministratore contestare e fornire le prove della gratuità del suo incarico attraverso un ricorso: una situazione decisamente sbilanciata a sfavore dell’amministratore.

Sull’argomento però è intervenuta la Corte di Cassazione, stabilendo che:

L’ufficio non può fondare la pretesa di un maggior reddito di lavoro autonomo soltanto sulla base di una presunzione, inconferente in presenza di un diritto disponibile, quale quello dell’amministratore al compenso.

Incarico a prova di accertamento fiscale

Posto che non c’è più una presunzione di onerosità, in caso di accertamento fiscale è comunque consigliabile avere tutte le carte in regola per dimostrare la gratuità dell’incarico di amministratore della società, senza lasciare spazio a dubbi.

La gratuità dell’incarico di amministratore può, innanzitutto, emergere dallo statuto della società stessa. 

Se non prevista dallo statuto, dovrà risultare almeno da una delibera dell’assemblea o del Consiglio di Amministrazione e, in ogni caso, occorre l’accettazione dell’amministratore.

A questi si aggiungono una tenuta ordinata della contabilità e un’attenta gestione di eventuali rimborsi percepiti: come quella garantita da e-CEO, per esempio.

Senza compenso, ma senza rimetterci

Come accennato all’inizio di questo articolo infatti, l’amministratore senza compenso della società può ricevere un rimborso per le spese sostenute nello svolgimento delle sue attività (come ad esempio quelle di trasferta) se riconosciuto da una delibera dell’assemblea: gestire correttamente questi rimborsi è fondamentale per poter beneficiare dell’esenzione da imposte sulle somme corrispondenti. 

Perché mai dovresti pagare le tasse su rimborsi che non aumentano di un centesimo il tuo patrimonio?

Certo, tenere tutto in ordine e orientarsi tra le varie tipologie e possibilità di rimborso non è facile… ma possiamo aiutarti.

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Ogni mese riceverai un report riepilogativo con le attività e dei rimborsi non tassabili ai quali hai diritto.

Fare l’amministratore senza compenso non è più un incubo!

Easy, no?

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